Home Tecnologia L’Europa prepara un piano da 10 miliardi per lanciare astronauti autonomamente

L’Europa prepara un piano da 10 miliardi per lanciare astronauti autonomamente

0
1
L'Europa prepara un piano da 10 miliardi per lanciare astronauti autonomamente

Europa sta considerando un piano da 10 miliardi di euro per sviluppare un proprio sistema di lancio di astronauti, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. Il 15 dicembre, a Roma, i paese membri dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) si riuniranno per discutere del futuro dell’esplorazione spaziale. L’ordine del giorno include investimenti miliardari, nuove tecnologie e una questione strategica: garantire che l’Europa possa raggiungere l’orbita terrestre con mezzi propri.

Il summit, ufficialmente denominato Intermediate Ministerial Meeting 2026, si svolge in un momento di trasformazione del settore. Gli stati membri dovranno valutare proposte per rafforzare il ruolo dell’Europa nell’orbita terrestre bassa, prepararsi per l’era post-International Space Station (ISS) e costruire una presenza nel programma lunare, mentre si guarda anche a Marte. L’obiettivo non è abbandonare la cooperazione internazionale, ma parteciparvi con maggiore autonomia.

Dieci miliardi di euro per inviare astronauti europei nello spazio

La sfida più ambiziosa riguarda i voli spaziali con equipaggio. Attualmente, l’Europa non dispone di un sistema autonomo per lanciare astronauti e riportarli sulla Terra: per le missioni abitate verso la ISS dipende da capacità sviluppate al di fuori del continente, in particolare negli Stati Uniti.

Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha proposto di investire circa 10 miliardi di euro nell’arco di dieci anni per sviluppare un sistema europeo in grado di portare astronauti nello spazio e riportarli in sicurezza. Le stime presentate indicano che continuare a utilizzare servizi di fornitori esteri potrebbe costare ai contribuenti europei circa 5 miliardi di euro nello stesso periodo.

Queste sono proiezioni e non fondi già allocati; la decisione politica e finanziaria spetta agli stati membri. La scelta, come la inquadra Aschbacher, è tra costruire capacità industriali europee o continuare a comprare servizi da altri operatori, con costi e disponibilità che dipendono anche dalle decisioni commerciali di quei fornitori.

Ciò che è in gioco va oltre il trasporto degli astronauti. Una capacità autonoma consentirebbe di mantenere una maggiore parte degli investimenti all’interno dell’industria spaziale europea, stimolerebbe lo sviluppo di tecnologie riutilizzabili e rafforzerebbe il potere contrattuale del continente nei programmi internazionali.

Ariane 6 e Vega-C: l’accesso rinnovato all’Europa nello spazio inizia dai suoi razzi

L’autonomia dipende anche dalla disponibilità di razzi affidabili che possano essere lanciati frequentemente per soddisfare la domanda. In questo campo, l’Europa può contare su Ariane 6, il razzo pesante sviluppato per missioni istituzionali e commerciali, e su Vega-C, progettato per portare in orbita satelliti più leggeri.

Le due piattaforme di lancio sono componenti chiave per l’accesso indipendente allo spazio. Ad esempio, Vega-C ha messo in orbita, nel settembre 2026, i satelliti FLEX e Sentinel-3C come parte delle attività di osservazione della Terra dell’Europa. L’obiettivo è consolidare le capacità di lancio e ampliare le opportunità per clienti pubblici e privati.

Tuttavia, la competizione è globale. SpaceX ha costruito un modello basato su lanci frequenti e razzi riutilizzabili, assicurandosi un ruolo centrale nel mercato internazionale. Per l’Europa, quindi, non è sufficiente avere i propri lanciatori; devono essere anche competitivi in termini di costi, disponibilità e tempi di risposta.

Capsule cargo e tecnologie riutilizzabili: la corsa tra le aziende europee

Un altro pezzo del puzzle riguarda il trasporto di merci verso le stazioni spaziali e il loro possibile ritorno sulla Terra. Il 10 settembre 2026, l’ESA ha assegnato a The Exploration Company un contratto del valore totale di 760 milioni di euro per la fase successiva del programma ALADDIN, dedicato allo sviluppo della capsula Nyx.

L’accordo prevede 310 milioni di euro per una missione dimostrativa e ulteriori 450 milioni per altre due missioni, che devono ancora essere confermate. L’obiettivo è dimostrare la capacità dell’Europa di trasportare merci nell’orbita terrestre bassa e riportarle indietro, a partire da una missione verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Il programma segna un passo importante verso un servizio commerciale europeo: l’ESA non solo finanzia lo sviluppo tecnologico, ma è diventata anche un cliente chiave per un’azienda privata.

Allo stesso tempo, l’industria sta lavorando a razzi riutilizzabili, una tecnologia che può contribuire a ridurre i costi di accesso allo spazio. Questo è il contesto dei programmi avviati da aziende europee come MaiaSpace, in Francia, e Avio, in Italia. Quest’ultima è particolarmente attiva nello sviluppo di nuove soluzioni per la propulsione e il recupero dei lanciatori, ma i risultati dei singoli dimostratori e le loro tempistiche devono essere valutati sulla base di aggiornamenti ufficiali.

Italia, gli Stati Generali per organizzare l’economia spaziale

Per l’Italia, il summit di Roma si presenta come un’opportunità per rafforzare il coordinamento tra imprese, ricerca e istituzioni. Il settore spaziale coinvolge importanti gruppi industriali, aziende specializzate, start-up, università, centri di ricerca e operatori finanziari: una complessa catena di valore nella quale la capacità di collaborare può fare la differenza nell’accesso a programmi europei e mercati internazionali.

Nell giugno 2026, il gruppo parlamentare trasversale sullo spazio presieduto da Andrea Mascaretti ha lanciato gli Stati Generali dell’Economia Spaziale. Il programma include venti eventi in sedici regioni italiane, con l’obiettivo di mettere in mostra i cluster aerospaziali e raccogliere input dal sistema produttivo nazionale.

L’iniziativa mira a definire linee guida strategiche per il settore. Non si tratta solo della capacità di costruire satelliti o lanciatore, ma anche di mettere in connessione le competenze industriali, attrarre investimenti e trasformare l’innovazione in servizi e opportunità economiche.

Vita dopo l’International Space Station e la sfida della Luna

Il cronoprogramma delle decisioni europee è anche legato ai cambiamenti nell’esplorazione umana. Secondo i piani attuali, la Stazione Spaziale Internazionale dovrebbe terminare le operazioni entro il 2030, mentre progetti commerciali per una nuova infrastruttura in orbita bassa stanno prendendo forma. Per l’Europa, garantire un ruolo in questo scenario significa poter continuare a svolgere esperimenti scientifici, sviluppare tecnologie e partecipare a future missioni senza dipendere completamente dalle scelte di partner esterni.

La Luna è il secondo grande obiettivo. L’ESA desidera rafforzare la presenza dell’Europa attraverso la cooperazione internazionale e lo sviluppo di capacità mirate, vedendo le missioni nell’orbita terrestre e lunare come tappe verso l’esplorazione di Marte.

Il 15 dicembre a Roma, i governi europei dovranno discutere le opzioni preparate dall’agenzia spaziale. Non c’è da aspettarsi che un singolo summit risolva tutte le vulnerabilità del settore, ma sarà un passo importante per capire quali obiettivi gli stati siano disposti a finanziare e con quali tempistiche.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here