Un recente rapporto solleva preoccupazioni riguardo alle misure di sovranità cloud adottate dall’Europa, suggerendo che queste norme potrebbero risultare più dannose che utili. Secondo lo studio condotto dal Centro europeo per l’economia politica internazionale (ECIPE), le politiche di sovranità stanno spingendo gli Stati membri a favorire fornitori nazionali, ostacolando così la creazione di un mercato di servizi cloud a livello europeo.
Il rapporto ha esaminato i contratti pubblici relativi al cloud in nove Stati membri dell’UE e ha scoperto che ogni qualvolta si faceva riferimento alla nuova terminologia sulla “sovranità”, i contratti venivano assegnati a fornitori nazionali invece di quelli provenienti da altri Paesi dell’Unione. Prima che la sovranità divenisse un obiettivo politico chiave, il mercato dei cloud in Europa era già altamente concentrato a livello nazionale, con l’analisi che ha preso in considerazione 8.725 contratti di approvvigionamento cloud tra il 2018 e il 2025. Quasi tutti questi contratti andavano a fornitori situati nel Paese di origine, con una competizione trasfrontaliera nell’UE quasi inesistente.
Il rapporto evidenzia che i fornitori nazionali spesso ricorrono a infrastrutture fornite dai grandi operatori hyperscale, dove la sovranità si lega più alla nazionalità dell’operatore che non al livello infrastrutturale su cui si basa il servizio. Questo solleva interrogativi su una confusione concettuale riguardante la sovranità cloud, usata per rappresentare due problematiche distinte.
Da un lato, la sovranità viene vista come un obiettivo di sicurezza e resilienza, in cui gli utenti devono avere libertà di scelta riguardo al fornitore e alla progettazione dei propri servizi cloud. Dall’altro, viene percepita come un obiettivo di politica industriale, dove il successo delle aziende europee sarebbe garantito evitando la concorrenza con fornitori non europei. La proposta di legge sull’AI e il Cloud (CADA) integra entrambe queste logiche, cercando di raggiungere entrambi gli obiettivi, come affermato nel rapporto.
Rischi di frammentazione
Le quattro categorie di assicurazione proposte dall’Unione Europea mirano a garantire sicurezza e resilienza, ma potrebbero in realtà rafforzare la sovranità a favore di fornitori selezionati, limitando la concorrenza e frammentando i mercati digitali. Secondo quanto avvertito dall’ECIPE, invece di favorire la crescita di competitori europei nei confronti dei grandi fornitori statunitensi, il quadro potrebbe incentivare gli Stati membri a sostenere fornitori nazionali, portando a una maggiore frammentazione del mercato in Europa.
Per superare questa situazione, gli autori del rapporto suggeriscono un approccio più coerente che mantenga gli obiettivi di resilienza, ma temperi il loro utilizzo attraverso requisiti di neutralità tecnologica per preservare l’interoperabilità, la portabilità e le opzioni multi-cloud. Raccomandano, inoltre, di definire la sovranità come un risultato dimostrabile e non come uno status di proprietà.
Secondo Fredrik Erixon, direttore dell’ECIPE e co-autore dello studio: “La vera sovranità significa che un acquirente pubblico può dimostrare che i propri dati sono sicuri e che può cambiare fornitore se necessario. Il ‘passaporto’ di un fornitore non garantisce questo.” E aggiunge: “Il mercato cloud europeo è già nazionale di fatto, e CADA rischia di consolidare ulteriormente questa situazione.”
Voci discordanti
Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questa visione. Quest’anno, l’associazione commerciale CISPE (Cloud Infrastructure Service Providers in Europe) ha esortato la Commissione Europea a legiferare per una vera sovranità tecnologica piuttosto che per un’illusione di essa. L’associazione ha sostenuto che la sovranità deve essere definita dal controllo, non dalla semplice presenza di un fornitore nell’UE, il che implica possesso effettivo della tecnologia sottostante e protezione dalle leggi extraterritoriali, come il CLOUD Act degli Stati Uniti, che consente a Washington di richiedere a società tecnologiche americane di consegnare i dati, anche se archiviati all’estero.
In precedenza, lo stesso gruppo aveva avvertito che i criteri proposti dalla Commissione per la sovranità cloud erano stati redatti in modo così vago da favorire i fornitori già consolidati, cioè i grandi operatori americani che dominano il mercato del cloud in Europa.



