Un supergruppo di detentori dei diritti delle canzoni di Elvis Presley ha citato in giudizio la società di intelligenza artificiale Anthropic per violazione del copyright. I querelanti sostengono che l’azienda abbia utilizzato le opere del “Re del Rock” per addestrare i propri modelli AI.
Nel ricorso presentato venerdì scorso presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della California, i querelanti affermano: “I querelanti Elvis intentano questa azione per far rispettare i propri diritti esclusivi nei confronti dell’imputato che ha costruito l’intero modello di business basato su una scala di violazione del copyright mai vista prima”.
Nonostante possiedano 274 canzoni di Elvis, la denuncia usa un’allusione shakespeariana per illustrare le proprie lamentele: “L’imputato Anthropic ha sostanzialmente messo alla prova il proverbio se le scimmie e le macchine da scrivere potessero, data un’adeguata quantità di tempo, ricreare Amleto”. I querelanti sostengono che Anthropic, piuttosto che aspettare un “tempo infinito” per ricreare famose opere letterarie, ha scelto una scorciatoia basata sull’imitazione, ovvero sulla violazione del copyright.
Il ricorso elenca diversi punti che risuonano con coloro che hanno seguito le molteplici accuse rivolte alle aziende di intelligenza artificiale che avrebbero raccolto contenuti da utilizzare per addestrare i propri modelli:
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Le dottrine di uso leale non si applicano a tutti i contenuti utilizzati per addestrare i modelli AI;
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Anthropic avrebbe dovuto sapere che alcuni dei torrent e dei dataset utilizzati per l’addestramento del modello erano sia protetti da copyright che quindi non utilizzabili liberamente, sia rubati;
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La società di intelligenza artificiale doveva sapere di aver bisogno di una licenza prima di consentire ai suoi prodotti di generare i testi delle canzoni di Elvis quando richiesto;
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I chatbot costano denaro ai detentori dei diritti quando gli utenti chiedono loro di creare contenuti “nello stile di” artisti le cui opere sono soggette a copyright.
I querelanti chiedono danni e una parte dei profitti di Anthropic, o 150.000 dollari per opera, un valore che porta il totale dei danni a 41,1 milioni di dollari.
Secondo quanto riportato, Anthropic ha promesso di difendersi, ma ha già risolto un caso simile in cui era accusata di aver addestrato i propri modelli su libri senza ottenere il permesso dagli autori. In quell’occasione, l’azienda ha creato un fondo da 1,5 miliardi di dollari per risarcire gli scrittori e chiudere la questione.
I querelanti sottolineano che Anthropic dispone di miliardi di dollari e ha in programma un’IPO miliardaria, cosa che le consente di “godersi” canzoni come “A Little Less Conversation” o “Don’t Be Cruel”, smettendo di essere “The Devil In Disguise” e risolvendo la situazione con un risarcimento.



