Il Congresso Generale sui Pesi e Misure (CGPM) ha deciso di interrompere l’introduzione dei secondi intercalari, citando la probabilità che possano causare problemi con i dispositivi dell’Internet delle Cose (IoT) e, di conseguenza, rendere necessaria un’operazione di riparazione su scala simile a quella del famoso “Y2K”.
Come riportato da The Register, il CGPM ha il compito di armonizzare il Tempo Universale (UT1), calcolato attraverso la variazione della rotazione terrestre, e il Tempo Universale Coordinato (UTC), standard utilizzato dagli esseri umani per impostare il tempo.
Negli ultimi anni, la necessità di aggiungere secondi intercalari è diventata sempre più difficile da gestire, soprattutto ora che miliardi di dispositivi dipendono da dati temporali comuni che possono non essere in grado di gestire automaticamente l’aggiunta di un secondo. La questione è stata discussa nel corso dell’ultima riunione del CGPM, durante la quale è stato votato per interrompere l’uso di tali secondi.
Un’ulteriore preoccupazione è stata rappresentata dalla possiblità di un “secondo intercalare negativo”. I membri del CGPM hanno evidenziato che la sua introduzione, mai applicata precedentemente, potrebbe causare anomalie e disruzioni nelle infrastrutture critiche, che attualmente non sono pronte. La preparazione a questa eventualità richiederebbe investimenti economici da parte delle industrie legate alla sincronizzazione del tempo, simili a quelli affrontati in preparazione per il millennium bug.
Negli anni ’90, infatti, il mondo ha speso miliardi di dollari per affrontare i problemi legati alla programmazione dei computer che non riuscivano a gestire date dopo il 31 dicembre 1999, il cui costo complessivo è oggi stimato tra i 300 e i 600 miliardi di dollari. Gli storici ritengono che gran parte di questo denaro non sia stato speso in modo saggio.
Il CGPM ha anche sollevato preoccupazioni riguardo ai dispositivi connessi. L’influenza crescente delle tecnologie IoT e dei sistemi multi-sensore, così come delle reti elettriche intelligenti, comporta un aumento del rischio di malfunzionamenti in operazioni di sistemi e servizi in caso di introduzione di un secondo intercalare.
In aggiunta, si segnala che l’uso di metodi diversi da parte dei fornitori di servizi globali per gestire l’introduzione dei secondi intercalari può portare a incoerenze temporali tra i vari sistemi, creando problemi che vanno contro il rispetto della definizione di secondo secondo il Sistema Internazionale.
Attualmente, esistono numerosi produttori di dispositivi IoT ma pochi standard su come queste tecnologie debbano comportarsi. Alcuni produttori realizzano dispositivi vulnerabili a malware o senza funzionalità di aggiornamento, esponendo così miliardi di apparati al rischio di non implementare correttamente un secondo intercalare. Questo potrebbe diventare problematico, poiché i certificati digitali includono valori come notbefore, che definiscono un momento prima del quale il certificato non sarà accettato. Se un modem di un grande ISP non fosse in grado di gestire un secondo intercalare, potrebbe comportarsi in modo tale da non considerare più fidabili i propri clienti.
Il CGPM ha quindi deciso di sostituire i secondi intercalari con un nuovo schema definito “UTC Continuo”, che permetterà alla differenza tra UT1 e UTC di arrivare fino a 3.600 secondi. Questa nuova misura entrerà in vigore l’anno prossimo. L’umanità ha già esperienza nell’aggiungere e rimuovere ore, come nel caso dell’ora legale, che alcuni gruppi desiderano abolire.



