Linus Torvalds ha recentemente abbracciato l’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nello sviluppo del codice del kernel di Linux, suscitando reazioni contrastanti nel mondo della tecnologia. Mentre alcuni esprimono preoccupazione per questo cambiamento, Torvalds chiarisce la sua posizione e le condizioni in cui l’AI può rivelarsi utile.
Roy Schestowitz, editore di Tux Machines, ha definito il passaggio a questo approccio come “Linus Torvalds Turns to Slop“, e David Gerard, nel podcast Pivot to AI, ha descritto il kernel di Linux come “AI slop code”. Questi commenti evidenziano le preoccupazioni di molti nel settore riguardo all’affidabilità delle patch generate dall’AI. Un commentatore di Tom’s Hardware ha persino accusato Torvalds di essere sotto l’influenza dei suoi “padroni AI” della Linux Foundation.
Tuttavia, chi conosce Torvalds sa che il suo approccio non implica un abbandono dei suoi standard. Nonostante le legittime preoccupazioni riguardo all’AI, come la collasso dei modelli AI e le problematiche legate a copyright e licenze, è innegabile che l’AI sta diventando parte integrante degli strumenti di programmazione. Torvalds stesso afferma che il suo utilizzo dell’AI è pensato per coloro che sono già competenti nel campo e che comprendono il codice.
Durante il Linux Kernel Maintainers Summit a Praga, è stata annunciata la decisione di deprecare il tag “Assisted-by”, il che significa che non sarà più necessario dichiarare l’uso dell’AI nelle submission di codice. Torvalds ha sottolineato che è fondamentale incoraggiare chi utilizza l’AI in modo proficuo, ma ha anche avvertito che è necessario scoraggiare le “drive-by patches”, ovvero i contributi superficiali di chi non è veramente intenzionato a diventare parte attiva della comunità.
We have two independent AI problems: we have a large codebase that AI finds real bugs in, and that adds a lot of work on already fairly overworked maintainers. And then we have people who use AI to generate patches without actually understanding the code in question.
Torvalds ha chiarito che ci sono problemi legittimi legati all’AI, ma la sua critica è rivolta all’uso scorretto di questa tecnologia. “È come se avessimo due problemi indipendenti legati all’AI”, ha spiegato, “uno è che l’AI può trovare bug reali, ma ciò richiede un ulteriore carico di lavoro per i manutentori già sovraccarichi”. Il secondo problema riguarda quelli che utilizzano l’AI per generare patch senza comprendere a fondo il codice.
Nonostante le preoccupazioni, l’AI ha già dimostrato di migliorare il codice di Linux. Come ha osservato il mantenitore a lungo termine del kernel, Greg Kroah-Hartman, l’AI ha cominciato a produrre report di bug accurati e reali. Questo è un passo avanti significativo rispetto alle segnalazioni precedenti, che erano spesso di bassa qualità.
In sintesi, mentre la mere presenza dell’AI nel processo di programmazione solleva preoccupazioni, Torvalds sottolinea che è l’uso che se ne fa a fare la differenza. Quando viene utilizzata da programmatori competenti, l’AI può diventare un prezioso alleato nello sviluppo software.



